Anniversario ordinazione don Antonio Robu

Il 7 dicembre 2001, nella concattedrale di San Siro, veniva ordinato sacerdote Don Antonio Robu, che negli anni precedenti, da seminarista aveva prestato servizio pastorale nella nostra parrocchia.
Oggi, nel 10° anniversario della sua ordinazione pubblichiamo la lettera che era stata letta il 9 dicembre di quell’anno, quando don Antonio era venuto a celebrare l’Eucarestia nella nostra parrocchia.

C’era una volta un bambino, non tanto alto, come Zaccheo dicono alcuni. Già, ricordate Zaccheo, quello che era salito sul sicomoro perché voleva a tutti i costi vedere passare Gesù: risultato che Gesù quella sera andò a cena da lui e i due diventarono amici…

Anche il piccolo protagonista della nostra storia amava salire sugli alberi per poter incontrare il Signore; ma non era sempre facile, non solo perché era basso di statura, ma anche perché brutti ceffi in divisa – anche se non erano soldati romani – impedivano a Gesù di circolare per le strade ed alla gente di incontrarlo. Ma come faceva la gente, direte voi. Si riuniva in casa, in famiglia, magari tante famiglie insieme e come i primi discepoli chiusi nel Cenacolo, pregavano e celebravano l’eucaristia, gettando semi di speranza per il proprio futuro.

Ma, si sa, i bambini sognano e anche il nostro piccolo amico sognava. Ma non erano certo sogni simili a quelli dei bimbi di oggi che vogliono il telefonino o il computer: in quel paese non c’era nulla di tutto ciò. C’era povertà, talvolta fame, tanto freddo, poca libertà ma tanta dignità e tantissima fede.

Il suo sogno non era proprio un vero sogno, era una vociona che lo invitava a partire. E quando lo diceva ai suoi genitori – che lo guardavano ad occhi spalancati, pieni di gioia e timore – sembrava raccontasse la storia letta tante volte nel segreto, quella di Abramo: “Esci dalla tua terra e vai dove ti mostrerò…”. Ma cosa voleva dire?

Per iniziare un viaggio bisognava prima di tutto prepararsi: iniziò allora un difficile allenamento spirituale attraverso il quale il nostro amico prese ad irrobustire la propria fede con sacrificio, devozione, speranza, contrasti, difficoltà, “crescendo in grazia e sapienza davanti a Dio e agli uomini”. Sotto lo sguardo amorevole e comprensivo di papà e mamma.

Ma andare dove? E con tutte le difficoltà di uno straniero! “Ma – si ripeteva – non era forse uno straniero il samaritano che si era preso cura dello sventurato incappato nei briganti?”. Ecco, proprio quello era chiamato a fare, il buon samaritano, anzi il buon…rumeno!

E così era partito in cerca di un nuovo popolo, una nuova terra promessa, sicuro di un aiuto del cielo. E il Signore si mise davanti a lui come una nube di fuoco e lo condusse in una nuova terra, dove non scorreva latte e miele, ma dove c’era comunque un popolo dalla dura cervice che tanto aveva bisogno di “puri di cuore”. E lì, a testa bassa, con impegno e determinazione, un po’ Marta e un po’ Maria aveva iniziato a gettare semi di speranza soprattutto fra i giovani.

Poi un bel giorno ancora il Signore che bussa: non una visione mistica o una voce nel silenzio. Una molto più moderna radio lancia nell’etere parole di richiamo verso un angolo del mondo. Un posto caldo, in riva al mare, così diverso dalla sua terra lontana a cui spesso ripensava con nostalgia; ma un posto dove c’era tanto bisogno. Anche di lui, novello Francesco a cui il crocifisso aveva detto “Va’ e ricostruisci la mia Chiesa”.

 E così un altro viaggio, un viaggio come quello dei Magi da oriente a occidente, portando con sé l’oro della sua semplice ma intensa esperienza, l’incenso della sua profonda fede, la mirra della sua disponibilità al servizio. Un viaggio guidato dal monito della mamma – “ricordati da dove sei venuto!” – e da una mano fedele, quella della Mamma per eccellenza, Maria, l’Immacolata Concezione.

Lasciare una famiglia non è facile, così cercò una nuova famiglia, trovando nel saggio Giacomo il suo nuovo padre che gli mise a fianco un altro saggio canuto di nome Umberto. E nel frattempo il Signore mise in atto uno dei suoi progetti così difficili da capire: decise che il suo vero papà lo avrebbe da quel momento aiutato dal Cielo.

E nella nuova famiglia, sotto la protezione di un altro viandante pellegrino, Rocco di Montpellier, il nostro eroe continuò a crescere – anche se non in statura – fino a diventare grande per essere lui a fare da spalla ad un altro dei tanti vecchi saggi che popolano queste terre.

E poi l’incessante studio, i ragazzi, le famiglie, gli anziani, i malati, la liturgia, la catechesi, la carità. Mai un momento di tregua, avanti e indietro in groppa alla sua simpatica auto verdolina.

Infine la convocazione, quella a cui bisogna rispondere, non senza un tremito: “Eccomi!”. Prostrato davanti al saggio Giacomo, promettendo fedeltà a questa nuova famiglia.

E a questo punto … è venuto il momento di metter su casa. C’è tanto da fare. Domani inizierà una settimana nuova, una vita nuova, diversa, più impegnativa, più ricca, migliore.

La nostra storia volge al termine, non perché sia finita. Non è che l’inizio. È come la mattina di Pasqua: il sepolcro vuoto è il segno visibile dell’inizio di una vita nuova.

Avete capito tutti chi è questo bambino diventato grande e che oggi ci regalerà il dono più bello. Il pane e il vino da lui consacrati diventeranno Cristo stesso, donato per noi.

Noi possiamo solo ringraziarlo per quanto ha fatto per noi, per quanto farà laddove sarà mandato.

Grazie Antonio, la comunità di San Rocco ti sarà vicina con l’amicizia e la preghiera.

Grazie Antonio e, sperando di non sbagliare…

…DUMNEZEU SA FIE CU TINE! Il Signore sia con te! Auguri!!!

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